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Informazioni legali

COPIE DI LAVORO – ASSOLTO DJ “PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE

La sentenza in commento esclude la punibilità del fatto, dal punto di
vista penalistico, non ravvisando lo scopo di lucro nella copia ad uso
lavoro del DJ.
Io non sono contraria a questo orientamento che però, seppure non
isolato, non è stato ancora sancito come principio dalla Corte di
Cassazione.

Presupposto imprescindibile in ogni caso è il possesso legittimo da
parte del Dj dell’originale (le ipotesi sono diverse: acquisto del
supporto o del file,
produzioni proprie, promo gratuiti ricevuti da etichette
discografiche…).

Sul lato civilistico, le associazioni di categoria rappresentative
dei titolari dei diritti d’autore e dei diritti connessi sono
dell’avviso diverso.

Secondo la loro tesi la copia è personale e quindi rientra nel
disposto dell’art. 71 sexies LdA solo se eseguita non in presenza del
pubblico.
Un’interpretazione rigorosa dell’art. 15 LdA non cozza con tale
affermazione.

Pertanto, al momento l’unico rimedio per far svolgere al DJ la sua
professione con serenità (il costo e l’ansia
di un procedimento penale a proprio carico, seppur definito con una
sentenza di assoluzione, non si augura a nessuno…)
è quello di negoziare una licenza a livello di gestione collettiva.

Per questo a gennaio scorso ho costituito insieme ad altri amici e
colleghi l’associazione A_DJ (www.a-dj.org), sul cui sito chi
fosse interessato potrà trovare qualche informazione in più in merito.

L’auspicio è che, forse, tra …..100 anni avremo una legge che
disciplini questa professione!!!
Avvocato Deborah De angelis Presidente A-DJ


COPIE DI LAVORO – ASSOLTO DJ “PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE.
Ecco un’altra sentenza che accoglie la tesi che A-DJ sta promulgando da tempo.

Il Tribunale di Napoli – Sezione distaccata di Ischia, in composizione monocratica nella persona del Giudice Dott. Angelo Di Salvo (a cui si deve la nostra riconoscenza per averci segnalato e fornito il testo integrale del provvedimento in commento), con la sentenza n. 729/08 ha assolto un DJ “beccato” dalla Guardia di Finanza mentre suonava CD privi del bollino SIAE ma in possesso degli originali. Il fatto non sussiste.
Il Tribunale di Ischia ha, così, posto un altro mattone sul muro che A-dj sta da tempo erigendo a difesa dei diritti del DJ.
Si legge nella sentenza: “Ed invero, l’uso -da parte del deejay- della cd. “copia di lavoro”, cioè di una copia (priva del contrassegno S.I.A.E.) contenente i singoli brani musicali che egli dovrà riprodurre nel corso della serata, realizzata direttamente dal CD originale o dal disco in vinile originale in suo possesso, ha natura personale, in quanto il supporto stesso non viene realizzato dal “deejay” per “fini di lucro” ovvero per la cessione a terzi: tale duplicazione -peraltro- non è abusiva, in quanto è consentita dal combinato disposto degli artt. 71-sexies e 71-septies della legge 22.4.1941, n. 633, i quali autorizzano proprio la realizzazione della copia privata sui supporti di memorizzazione (cd, hard disk, nastri, ecc.) in virtù del legittimo possesso o accesso all’opera dell’ingegno, effettuato attraverso il pagamento anticipato di un compenso sui supporti in questione; compenso che, come noto, è stato previsto proprio per remunerare gli aventi diritto, anche in previsione dell’eventuale realizzazione di una copia privata e, quindi di una copia “autorizzata”.
E’ noto, peraltro, che sia il CD originale, sia il disco in vinile originale, contengono, oltre ai brani musicali che il “deejay”, nell’ambito della propria programmazione, ha previsto di diffondere nella serata, anche altri brani musicali estranei alla programmazione del deejay nell’ambito della serata.
Con la conseguenza che, per evidenti motivi organizzativi di carattere personale, in base alle proprie esigenze, ciascun “deejay” potrà legittimamente realizzare la propria “copia di lavoro”, contenente i singoli brani musicali (per i quali ha già corrisposto il pagamento dei diritti di autore, mediante l’acquisto della copia originale del CD o del disco in vinile), registrandoli nella sequenza che egli ha preventivamente programmato, non certo per “fini di lucro”, ovvero per vulnerare la norma sul diritto di autore, bensì per offrire agli utenti un servizio professionale e di qualità.”
Questa interpretazione della norma sul diritto d’autore è di importanza vitale per l’attività del DJ: abbiamo sempre sostenuto (e chi ci ha seguito nei nostri workshop lo sa bene) che il fine di lucro deve essere direttamente collegato all’attività di riproduzione degli originali, ovvero il DJ, per essere dichiarato colpevole del reato di cui all’art. 171 ter della LDA, deve guadagnare direttamente dalla duplicazione, la quale deve essere, peraltro, effettuata in modo “abusivo” ossia in modo contrario alla legge. Cosa che non avviene.
Da sempre sosteniamo che il DJ che duplica CD per la sua serata, senza vendere tali duplicazioni, pone in essere un uso “personale” della copia perchè la personalità di tale uso deve essere considerata in stretta connessione con la professionalità. Il DJ, per professione, deve duplicare alcuni CD.
Inoltre, come detto prima, la duplicazione non avviene in modo “abusivo” in quanto viene effettuato con mezzi che sono consentiti dalla legge. “Abusivo” vuol dire fuori norma, non a norma, sbagliato, al di fuori dalla legge.
Rimane pur sempre un rammarico: in assenza di disposizioni normative sul punto, il DJ è costretto a far valere le proprie ragioni in Tribunale, a suo rischio e a sue spese.
Ed ecco perchè è importante che, fino a nuove mosse del legislatore, al DJ sia concessa una licenza per poter supplire al vuoto legislativo che costringe un professionista a sentirsi un pirata.
E’ compito della nostra associazione che le condizioni contrattuali della licenza Siae per la copia lavoro del DJ tengano conto delle considerazioni sopra esposte.

8 risposte su “COPIE DI LAVORO – ASSOLTO DJ “PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE”

Io sono daccordo in parte con la sentenza del giudice, sebbene sia chiaro che in italia non ci sono leggi precise a riguardo, credo invece che l’acquisto della versione originale della musica eseguita o comunque in repertorio debba essere dimostrato al momento dell’ispezione attraverso la visione del bollino “siae” originale!
Così il Dj che per “professionalità” preferisce crearsi le sue compilation prima della pubblica esecuzione o radiodiffusione dovrà portarsi con se solo i billini siae invece che tutto il repertorio.
A questo punto, come un noto giornalista diceva: ” la domanda nasce spontanea “, chi mi dice che il Dj non habbia eseguito più serate con musica acquisita illecitamente ed abbia acquistato l’Originale solo dopo il controllo?
Chiedo al Giudice Dott. A. Di Salvo che ha scritto: ” il DJ, per essere dichiarato colpevole del reato di cui all’art. 171 ter della LDA, deve guadagnare direttamente dalla duplicazione ” un Dj che registra la propria musica “originale” su supporti che poi regala per farsi pubblicità, anche non guadagnando direttamente dalla dubblicazione è legale?
Oramai da un pò di tempo si sta utilizzando l’MP3 o simile “m4p”, dei file molto più leggeri adatti al commercio di musica on-line, all’acquisto del prodotto via internet, non viene rilasciato, logicamente, nessun bollino siae che renda certa l’originalità del brano in caso di controlli, come si comporterebbe un giudice in caso l’imputato dichiarasse d’aver acquistato i brani legalmente nei vari store on-line?
Credo di essermi dilungato un pò troppo, ma essendo un vero amante della musica sono fortemente contrario alla pirateria musicale, preciso di aver scritto questo senza riferimenti espliciti a persone, ma solo per far notare la mancanza di leggi a ruguardo nella nostra giuristizione.
Cordiali saluti Angelo, un Dj come voi!

ciao angelo! te hai lasciato il messaggio con delle chiare e semplici domande. speriamo che adesso risponda chi di dovere così ci spiega per i file acquistati da internet, da portali come beatport

Per rispondere ai commenti inviati, occorre fare una premessa. La copia di un qualsiasi brano originale è illegale se non consentita dagli aventi diritto.
A stretto rigore, anche gli originali non potrebbero essere suonati in pubblico.
Tutto il resto riguarda l’applicazione restrittiva o meno della previsione normativa.
Detto questo, prendiamo atto, una volta per tutte, che esistono DJ onesti e DJ disonesti.
Il DJ che duplica per vendere, omaggiare o, comunque, diffondere per scopi estranei alla propria professione (che è quella di suonare la musica in pubblico e non quella di farsi promozione) è fuori legge e va punito.
La legge è chiara in tal senso.
Ma, negli anni, e grazie agli sforzi di chi si è prodigato, la giurisprudenza si è accorta che il DJ, grazie alla propria opera di divulgazione e promozione della musica, andava aiutato in qualche modi ed ha, così, stemperato l’applicazione delle normative più rigorose.
Ho sempre sostenuto che il DJ che lavora onestamente non deve essere punito se duplica per soli fini organizzativi, pratici e di conservazione. Tale duplicazione è insita nell’attività professionale del DJ. E, negli ultimi tempi, la giurisprudenza sta seguendo questo filone, che non è di “sanatoria” ma è di favore all’onestà.
Per questo appare inverosimile che il DJ acquisti gli originali al solo scopo di apparire in regola in caso di controllo: dovrebbe sapere prima quando il controllo verrà effettuato! Oppure portarli sempre con sè, ed allora lo scopo dell’acquisto per mera tutela è venuto meno. Se poi l’originale è acquistato via internet, è necessario avere una qualsiasi ricevuta di pagamento che viene sempre rilasciata dai siti legali ed ufficiali oppure una semplice pennetta USB nella quale sono contenuti gli estremi dell’acquisto.
Ripeto: tutto ciò può servire in caso di controllo e per difendersi in caso di accuse di “pirateria” ma non rendono la duplicazione legale, perchè ancora una normativa in tal senso non esiste.
Ad oggi il DJ, in caso di rinvio a giudizio, deve difendersi da solo e a proprie spese.
Avv. Marco Grasselli

Avvocato se vogliamo affrontare con rigore l’argomento bene ma se anche lei si mette a dire che “occorre” la ricevuta quando essa non ha alcun valore, beh allora ….
Più che vuoto legislativo come vi affrettate sempre a sottolinear,e a me pare che sia una distorsione interpretativa, soprattutto ad opera della SIAE che per altro, persegue il proprio fine che è quello di tutelare al massimo i propri iscritti. Nulla di male finché questa visione non viene venduta come “legale” o viene “inserita” nella didattica della lotta alla pirateria.

E se tutti tornassimo a proporre il nostro “prodotto musicale” con i vinili come si faceva una volta (e come ancora faccio) non si risolverebbe tutto il polverone?
Se un dj deve prepararsi un cd con i brani che usa tantovale andarsi a prendere i vinili e magari fare una certa pressione ai propietari affinche’ nella consolle (da un po di anni anguste) ci mettano anche 2 bei giradischi…cosi’ magari qualche soggetto potrebbe imparare a “suonare” veramente…

“Leggo commenti poco precisi e, soprattutto, inveritieri. Probabilmente perchè tali commenti vengono fatti da persone che non sono tecnici del diritto.
Urge, perciò, una precisazione per coloro che leggono questi commenti e che possono essere portati fuori strada.
Oggetto del mio intervento riguardo la sentenza di Ischia era il fatto che il Giudice Di Salvo ha ribadito, con precisione e competenza, che il DJ, quando è un professionista e non un “pirata”, non pone in essere alcun comportamento illecito se duplica i brani originali di sua proprietà al solo fine di preservarli dall’usura e/o poterli più agevolmente trasportare e trasmettere.
Questa è la tesi che abbiamo sostenuto durante il processo di Padova. Dopo tale processo, e soprattutto dopo la sentenza di assoluzione, sono scaturite numerose petizioni al fine di agevolare la “copia uso lavoro”. Petizioni che miravano ad una normativa in tal senso.
Tale importante principio serve a far capire agli addetti ai lavori che la difesa nei processi che li vede coinvolti può essere più agevole, può portarli all’assoluzione ma non risparmierà loro un procedimento a carico, con relativi costi.
Non voglio, in questa sede, affrontare i principi del diritto, anche se ce ne sarebbe bisogno, ma solo ribadire che in Italia non vige il principio del precedente giurisprudenziale, come nel diritto anglosassone, per cui una sentenza non è legge.
In mancanza, siamo in attesa della licenza dee jay on line. Non sarà molto ma è già qualcosa.”

certamente avvocato io non ho “tecnica del diritto” ma ho indubbiamente esperienza sul campo tale da farmi leggere oltre lo scritto.
Per motivi professionali lungamente “esercitati” so con chiarezza distinguere quali possono essere eventuali presupposti e/o requisiti richiesti per l’esercizio di un’attività, quale che sia, fosse anche solamente “personale”.
Come ben lei sa, immutata è la mia stima nei suoi confronti per ciò che è riuscito a ottenere a suo tempo nel caso martin, così come lei sa che io stesso sono stato coinvolto in un caso simile. A differenza però, e grazie alla eccellente preparazione del mio avvocato, mi è stato permesso di non arrivare al processo (archiviazione al termine dell’indagine) risparmiandomi così svariate migliaia di euro in spese legali.
So bene che in Italia non vige la cosidetta “common law” e secondo me è pure giusto ma certo la mia critica nei suoi confronti non mirava a questo.

Stabilito con ormai estrema chiarezza e grazie alle “esperienze passate” che il DJ che fa la sua copia lavoro o privata o personale che la si voglia chiamare, e la utilizza durante una serata per la quale è stato ingaggiato, non ha bisogno di alcuna autorizzazzione preventiva, visto che la riproduzione è “conforme al dettato della legge” quando è derivata dalla eccezione al diritto di riproduzione o quando è prevista dal sito legale di downloading. Visto che l’uso che ne fa successivamente (la cosidetta esibizione in pubblico) è ovviamente personale, esattamente come personale è l’uso che farebbe dell’originale fonografico e per il quale non è richiesta nessuna autorizzazione, non si capisce a quale tecnica del diritto si dovrebbe ascrivere un ipotetico obbligo di “è necessario avere una qualsiasi ricevuta di pagamento” se essa può servire in fase d’indagine e non su un controllo … Ne si capisce l’uitilità della licenza DJ.
Insomma avvocato, un conto è dare un consiglio da amico (ed infatti quel consiglio è stato dato già da molti ma senza che esso possa apparire come requisito richiesto ma solo come aiuto ad evitare fastidi) altro conto è metterlo come necessario quasi a volere confermare la bontà di una licenza che a nulla serve dallo stretto punto di vista legale.
Sarebbe più utile adoperarsi affinche la SIAE e ogni altra organizzazione di rappresentanza dei vari diritti, forti della loro posizione, cessasserò immediatamente la loro continua “disinformazione” volta solo a favorire interessi di parte e si conformassero ai tanti pronunciamenti e alla giurisprudenza stessa.

Praticamente detto ciò, la sentenza è stata emessa dal giudice non seguendo strettamente la legge, ma affidandosi al suo buon senso, quindi se lo stesso caso capitasse ad un altro Dj potrebbe cavarsela o meno, tutto dipenderà da come il giudice interpreterà la legge e da come si sarà svegliato quella mattina giusto?
Cmq io consiglio di portare sempre con se il materiale originale o cd o vinile qualora lo si debba divulgare, ond’eviare spese giudiziarie e varie.
Non voglio però essere pesante con molte domande, ma vorrei chiedere all’avvocato, con quali criteri si riesce a rilevare che il brano contenuto sul supporto “illecito” è uguale al brano originale, in caso il primo fosse manipolato prima della divulgazione, es. se i brano è stao processato con effetti molti rilevanti, modificata la velocita, aggiunti altri suoni, tagliato, accavallato ad altri brani ecc…
Grazie e scusate ancora una volta il disturbo.
Dj girug

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